Commissione Culturale di Confartigianato di Prato
 
 
 
Nato a Firenze nel 1921 Ha fatto studi tecnico industriali e artistici. Dopo un primo momento di esperienze varie, disegnative e pittoriche, dal 1942 inizia, con opere di carattere realista – espressionista, la sua partecipazione al movimento di rinnovamento dell'Arte contemporanea italiana. Dal 1942 al 1945 Vinicio Berti esegue molti disegni e vari quadri con i quali, in forma avanzata, esprime la realtà durante la guerra e dell' immediato dopo-guerra. All'inizio del 1945 con altri amici, dà vita al giornale "Torrente" nel quale si propone un' Arte e una letteratura in funzione politica rivoluzionaria, di diretta espressione della vita, fuori dagli schemi idealistici, comodo rifugio 'per tanta cultura di evasione. Nel 1946 fonda, con altri pittori e letterati, il movimento "Arte d'oggi" che per anni raggrupperà alcuni dei maggiori artisti italiani del momento. All'interno di "Arre d'oggi" Berti è tra i più attivi a reagire, da un lato alle imposizioni teoriche favorevoli ad un'Arte realistapopulista antiproletaria, dall'altro lato alle rielaborazioni forzose del formalismo intimista piccolo-borghese, opponendosi prima, nel 1946, provvisoriamente, con opere neo-cubiste neo-futuriste, poi iniziando decisamente, nel 1947, a dipingere astratto. All'inizio sono opere classificabili in ambito di generale rinnovamento astratto-concretista europeo, poi, nella seconda metà del 1947, Berti riesce, con quadri come "composizione verticale" e "simbolo", a dare l'iniziale impostazione di una pittura già fuori dal limite pionieristico del primo astrattismo, del suprematismo, del costruttivismo come del concretismo. Pittura di NUOVA CLASSICITÀ che, per nuova dimensione contenutistica e formale, si trova in opposizione decisa alla vecchia classicità ancora componente di fondo, malgrado a volte mascherature avanguardistiche, di tanta arte contemporanea figurativa o non figurativa. Dal 1947 al 1950 Berti esegue opere dì sempre più vasto motivo astratto-classico e si raggruppa con Brunetti, Nonnini, Nativi e anche poi con Nuti, con gli amici pittori vicini a lui per idee e risultati artistici, firmando con loro nel 1950, il «MANIFESTO DELL'ASTRATTISMO CLASSICO», Manifesto che teoricamente, e praticamente per le opere che propone, da l'avvio ad un nuovo ciclo per l'Arte contemporanea: la fine della distruzione, l'inizio della costruzione. Dal 1950 ad oggi Berti è stato conseguente a questa linea senza mai cedere a tentazioni informali, neo-dadaiste, pop o altro, e ha proseguito nell'ampliamento delle possibilità espressive dell'astrazione classica; così con la serie «Cittadelle ostili» (1952), «Espansione dell'astrattismo classico» (1951-1955), «Cittadelle ostili» (1955-1956), «Brecce nel tempo» (1956-1958), «Avventuroso astrale» (1959-1965),. «AHHH» (1962), «Cittadelle di resistenza» (1966-1967), «Partenza zero» (1967-1968), «Giometria volumetrica» (1968-1969), «Realtà antagonista» (1970-1980), «Dal basso in alto» (1981), «Visione verso l'alto» (1975-1982), «Guardare in alto faticosamente» (1983) e quelle della sua recente produzione: «Guardare in alto solitamente» (1987-1991), «In questo segno guardare in alto disegnativamente» (1989-90-91), «Guardare in alto irreversibilmente» (1991), «In questo segno» (1990-1991), dove ancora l'atto costruttivo espressivo permane e dimostra come l'iniziale germe dell'astrazione classica, espresso col «SIMBOLO» del 1947, si sta sviluppando conseguente al continuo divenire della realtà nuova.

Vedi anche la bibliografia di Vinicio Berti